testimonianze + 2011 settembre 14, Guatemala

 

Ecco la testimonianza di Angela Emanuele che e' venuta a passare qualche giorno con noi. E' una giovane studentessa di Novara che con la sua amica Pamela era stata invitata dai nostri fedeli amici di Pinerolo, Angelina e Nico, a partecipare al loro tradizionale viaggio biennale in Nicaragua e in Guatemala. Con loro c'erano anche due amici, Carla e Beppe della comunita' di base di Pinerolo che fin dall'inizio hanno appoggiato las quetzalitas, poi il Mojoca.

 

Abbiamo pensato di chiedere ad Angela un piccolo scritto perché crediamo sia importante per chi ha vissuto (anche pochi giorni) l'incontro con il movimento scrivere le proprie emozioni.

Le sue parole ci hanno emozionato molto: i ragazzi/e e le ragazze del movimento, della casa 8 marzo, della casa los amigos pensiamo siano nel suo cuore.

 

Agosto 2011

Non sapevo cosa c’era ad attendermi lì a Città del Guatemala ma da subito sono rimasta piacevolmente colpita dai ragazzi che abitavano questa città, che animavano il movimento del Mojoca – Movimento de Jovenes de la Calle.

Un’accoglienza degna di questa parola è stata riservata a me e ai miei compagni di viaggio appena arrivati alla sede del movimento; chi ci mostrava e spiegava cosa accadeva in ogni stanza, dal lavoro allo studio, e chi ci portava ad assaggiare il prodotto del proprio lavoro: ciambelle appena fatte!

Tante persone intorno e ognuno aveva un sorriso da regalarci.

Ma a fare gli onori di casa c’era anche Gerardo che davanti ad una tazza di buon caffè guatemalteco ci ha spiegato le attività del Mojoca con tutte le difficoltà incontrate ma con il coraggio di andare avanti, non mollare e credere e sperare in questi giovani ragazzi.

Una costante che si respirava al movimento, nella casa dei ragazzi e in quella delle ragazze è l’allegria, nonostante tutti i trascorsi e le difficoltà di ognuno. Le risate facevano da sottofondo anche al pranzo collettivo che ogni giorno si svolge alla sede. È il momento dove tutti i ragazzi si rincontrano dopo essersi divisi nelle varie stanze e tra i vari compiti.

La percezione è anche quella del movimento perenne, gente che smonta tavoli e che li monta, che entra da una porta ed esce da un’altra e tutti che venivano a presentarsi, incuriosita dalla nostra presenza. Anche se a rompere il ghiaccio sono stati i più piccoli, figli di questi ragazzi, nati e cresciuti per strada con le loro mamme e se fortunati anche con il papà che ora accompagnano per mano i propri genitori in questo cammino di cambiamento.

Gerardo durante la nostra chiacchierata ci aveva chiesto di andare con lui ad assistere ad uno spettacolo fatto dai ragazzi presso una biblioteca dove erano stati invitati e noi non potevamo rifiutare e mancare. Siamo andati insieme ed è stato bellissimo. Prima un’esibizione canora dove le canzoni cantate parlavano delle loro vite e sogni; il contenuto era profondo ma ancor di più lo erano le loro voci che venivano da dentro come se il canto potesse far uscire parole pensate ma mai dette.

E poi giocoleria e spettacolo teatrale, ho avuto qualche difficoltà a comprendere tutto in spagnolo ma le battute e le risate erano ben chiare. Si vedeva il loro divertimento nel cimentarsi come attori e questo mi sembrava fosse l’importante. Da ammirare il tema trattato nei loro sketch, quello politico con le imminenti elezioni presidenziali; un tema non scontato soprattutto per la loro giovane età a cui noi giovani italiani dovremmo prendere esempio.

Il rammarico è che ci sono davvero tanti tra loro con enormi potenzialità ma davvero poche possibilità. Molti fanno la scelta di aiutare i loro compagni e altri ragazzi di strada a ricostruirsi una vita come è successo a loro e si scoprono così animatori ed educatori con capacità formatasi sul campo, dall’esperienza. Crescono in fretta ma  fortunatamente insieme e i bimbi sembrano di tutti, si fatica infatti a capire chi sia  la mamma perché coccolati da tutti. Ed è strano vedere come dei ragazzi crescano altri ragazzi, poco più che adolescenti che hanno la forza di farsi forza. Una realtà di persone vive e creative.

Un’esperienza unica è stata quella in cui abbiamo accompagnato gli educatori nel giro per la capitale ad incontrare gruppi di ragazzi che vivevano per strada. Un primo lavoro che prevede sveglia, attività di conoscenza anche con noi e poi una un po’ più pratica e mentale fino al meritato pranzo. Noi abbiamo conosciuto solo un gruppo formato da sei ragazzi, una ragazza e il suo bimbo di 4 mesi; da subito gli animatori ci hanno fatto sentire partecipi della mattinata togliendo sia noi che i ragazzi dall’imbarazzo iniziale di chi non si conosce, da chi dal lato nostro poteva sembrare un osservatore esterno e dal loro osservati speciali.

L’età media era quella dei 18 anni ma chissà da quanto tempo vivevano così, per strada sotto una tettoia che potesse proteggerli dalla pioggia, dormendo su cartoni, vicini per non sentire il freddo o forse per non sentire la solitudine degli spazi ampi delle strade. A dare loro un po’ di sollievo è la colla di cui si drogano che non fa sentire loro i morsi della fame.

Spero che riusciranno a proseguire questo percorso di uscita dalla strada nelle varie fasi che questo ha ma che potrà aiutarli a reinserirsi nella società. E che dire di quel piccolo bimbo che nato per strada dormiva tra la sua mamma e il papà con niente di materiale ma l’affetto del gruppo di cui sembrava la mascotte.

Ci sono state poi due sere particolari all’interno della casa “8 Marzo”, una dove eravamo ospiti e l’altra dove eravamo cuochi.

La prima sera le ragazze ci hanno offerto la cena, cucinata per sé, per i propri bimbi e anche un po’ per noi. Erano piene di attenzioni nei nostri confronti. Erano degne padrone di casa, infatti appena arrivati ci hanno portato a fare un giro per ogni stanza e dalle loro parole si sentiva la fierezza e l’orgoglio di questo loro luogo. Davvero une bella casa che le ragazze sentivano propria.

Ovviamente c’era anche Gerardo che dal suo appartamento al piano di sopra è sceso a cenare con noi. Quante attenzioni anche per lui; lui che ha dedicato la sua vita a questi ragazzi e loro che dimostrano gratitudine in ogni gesto che hanno nei suoi confronti.

La sensazione è quella di una grande famiglia dove Gerardo è padre delle ragazze e nonno dei loro figli e tra loro la solidarietà è quella che c’è tra sorelle.

Non mancano le regole, presenti in tutte le strutture del movimento. E i bimbi sembravano essere educati da tutte, come accade nelle comunità, ma nello stesso tempo queste piccole creature sembravano aiutare le loro mamme a diventare più grandi e a responsabilizzarsi.

L’altra sera, che era poi l’ultima trascorsa in Guatemala, abbiamo voluto cucinare noi: pasta alla carbonare e macedonia con gelato per tutti. E loro ci hanno ringraziato con piccoli doni e tante parole piene di umanità.

Ma non potevamo andarcene senza passare dalla casa dei ragazzi, la casa “Los Amigos”.

Qui una calda accoglienza tra chi già sveglio ci attendeva e chi ancora riposava.

Subito ci hanno mostrato la falegnameria dove alcuni di loro lavoravano e spiegato quali tipi di prodotti facevano. Come non ricordare il piccolo della casa, che a soli 13 anni vive lontano dalla famiglia, con un sorriso vivo e due occhi accoglienti. Appena ci ha visti ci ha invitati a vedere la sua camera dove c’era poco ma quel poco mostrava la grandezza di questo ragazzino. Qualche peluche su di un mobile e un riconoscimento appeso al muro.

Poi una bella chiacchierata davanti ad un caffé: abbiamo parlato della casa, delle regole di convivenza che ci sono e dell’organizzazione ma anche dei loro sogni.

Non hanno avuto paura ad aprirsi e raccontarci quali sono i loro desideri, da chi ironicamente vorrebbe giocare in qualche squadra di calcio famosa a chi vorrebbe semplicemente aprire una panetteria e poter così mantenersi e vivere dignitosamente. Il sogno costante per tutti è quello di poter continuare a studiare, uscire completamente dal giro della strada e della droga e chissà andare anche all’università. Toccante il sogno del più piccolo che vorrebbe tornare dalla propria famiglia o quello di un altro ragazzo che vorrebbe aiutare altri nella sua stessa condizione a cambiare vita, come sta avvenendo per lui dimostrando di credere nel progetto del movimento.

Non c’è egoismo in loro ma tanta solidarietà e umanità. E pensare che la politica di questo paese è quello del pugno duro, della repressione soprattutto verso i ragazzi di strada; i ragazzi vengono malmenati e le ragazze violentate dalla stessa polizia che dovrebbe invece tutelarti e proteggerti.

Che stato è quello che non si accorge della ricchezza e della fortuna che ha ad avere giovani così dinamici, combattivi, pieni di forza e voglia di riscatto. Hanno una marcia in più, quella di chi è cresciuto da solo, in fretta e in una realtà che non regala niente.

Auguro a questi ragazzi e ragazze, ai loro bambini di essere il motore di cambiamento di questo paese, per sé stessi e per la società.

Spero che il loro cammino possa essere percorso anche da altre anime sole e sperse, da tutte le  principesse e sognatori nelle strade del Guatemala.

 

Angela Emanuele